domenica 6 maggio 2007

Nonostante tutto, io vi venero

"Piantala" (stronzo è sottinteso).
Le ho messo una mano sul culo, arcuandola un poco per seguire la curva.
"Non fare così che mi ecciti" avrei preferito.

E invece oggi, da Castorama mi ha castrato. Per l'ennesima volta.
Passi che da Ikea su quella Chaise Longue l'avevo chiamata col ditino indice della mano sinistra e con sguardo ammiccante.
Passi che dopo l'ennesima discussione non conclusa, scivolando tra la paura che si concludesse con il solito "ti lamenti sempre" e quella più frequente del "non pensi solo che a quello", le ho spiegato nuovamente che il gioco del sesso può essere spontaneo, per tre ore al posto della tv, in cucina o sull'amaca fuori.
Passi che voleva a tutti i costi sostituire il MIO comodino con una cassettiera, senza che fosse passata attraverso il processo di convincimento per fare apparire quel nuovo arrangiamento immobiliare come scontato e necessario.
Passi che ho azzardato spiegarle che il gioco del sesso non deve essere necessariamente premeditato, ma anzi un qualcosa da contrappore ai canonici dieci minuti, dopo mezzanotte, a luce spenta, sul letto, un orgasmo a testa (o forse due ma solo se lo dice lei).
Passi che ha iniziato alle tre a lamentare mal di gola ("ma non quando ingoio") che poi si è trasformato alle nove di stasera come un ovvio "buonanotte".
Passi che io le ho pure dato svariati abbracci e baci durante la giornata, senza ovviamente che la stessa spontneità fosse ricambiata.
Ma non passa il fatto che se decido di palparla in pubblico lei mi tratta come un cretino.

Io strabocco di ormoni.
Ogni giorno che non lo faccio è come un giorno inutile.
Mi cruccio di stare a perdere tempo, mentre il mondo si muove con il sesso, per il sesso.
La verità è che non vedo figa vera da troppi mesi ormai (eccetto quei pochi giorni di pazzia del "te lo facio vedere io quanto sono meglio delle altre").
Io vi venero. Non tutte, s'intende. Mica è automatico.
Ma la chimica del mio corpo è un cocktail risaputo.
Ormai ci vuole poco per reagire. E la reazione la si ottiene con semplici ricette.

Quando mi guardate parlando disinibite senza parole.
Quando camminando fate ondeggiare le vostre curve come una barca a vela all'ancora in rada.
Quando vi togliete le mutande infilando solo i pollici nell'elastico, ed aprite bene bene il palmo della mano, muovendovi come un bradipo perchè il gesto non finisca mai.
Quando siete vogliose di cazzo, che vi si impregna di umori anche quando dovete fare altro.
Quando pianificate a freddo come divertirvi usandoci.
Quando gemete senza controllo, come se foste animali e non donne.
Quando anelate all'animale che sta per esplodee tra le vostre cosce, o meglio acora tra le vostre chiappe dai glutei contratti.
Quando il miglior atto di devozione è un pompino vero, quello dove la vostra fantasia è in orbita, e non vi ferma nulla neanche il vostro orgasmo .

Ecco perchè vi venero.
Perchè al di là di quello che legalmente possiedo, la mia triste eccezione, so che sapete essere donne.
Di quelle che vivono appieno la loro femminilità.
Di quelle che godono spontaneamente della loro sessualità.
Di quelle che se la spassano.

Frustrazione totale oggi, scompaio perfino dall'online del messenger perchè non voglio proprio parlarne, altrimenti vi faccio un pippone che non finisce più.
Ne parlo solo con me stesso.
Triste. E invidioso.

1 commento:

A-Woman A-Man ha detto...

Questo è il tempo della voglia di carne. Nuova, fresca tiepida tremula. E' l'istinto che rinasce di prima vera.
Ecco, il venerarle, però, diminuisce drasticamente l'efficacia della caccia.